il manifesto: «Via la legge 30 e la precarietà»
(...) E' ormai appurato che gli esternalizzati potrebbero mantenere e armonizzare gli attuali trattamenti, ma comunque hanno paura di perdere il lavoro quando - alla scadenza delle commesse - la Comdata potrebbe denunciare una crisi e dunque licenziare. A questo punto, se la cessione andasse in porto, sarebbe il top ottenere una clausola di salvaguardia (riassunzione in Vodafone in caso di futuri licenziamenti), o i lavoratori potrebbero andare in causa, sulla scia di recenti vittorie legali alla Telecom. Clausola chiesta ieri dal segretario generale Slc Cgil Emilio Miceli. Vodafone difende la propria scelta industriale - si focalizzerebbe su altri asset, cedendo alla specializzata Comdata il back office - e per la giornata di oggi ha invitato i sindacati al tavolo. Ma il nodo del contendere è la «sostenibilità sociale», cioè il punto di vista dei dipendenti che non riescono a sentirsi sicuri. L'azienda ribadisce che si conservano i contratti a tempo indeterminato ed è possibile recepire tutti i trattamenti - anche quelli aziendali, se i sindacati saranno disposti a trattare - peraltro con una commessa pluriennale (si parlerebbe di almeno 7 anni): dunque un'operazione «responsabile», un lusso nell'Italia del precariato. Dall'altro lato le segreterie confederali ieri tenevano il Coordinamento nazionale delle Rsu a Milano, disertato però da gran parte dei delegati, in polemica con i vertici sindacali: contestano a Cgil, Cisl e Uil di aver accettato l'incontro con l'azienda senza prima aver convocato un Coordinamento che possa discutere seriamente la questione. E la polemica è anche politica: vorrebbero i confederali più decisi a manifestare a Roma, davanti ai palazzi della politica, per chiedere al governo di bloccare l'operazione, e poi di intervenire sulla legge 30, che ha liberalizzato le cessioni di azienda. Un malcontento che si è manifestato anche nella votazione del protocollo sul welfare, bocciato in molte sedi: il Protocollo mantiene intatta la legge 30, non cancella contratti come i cocoprò, non interviene su appalti e cessioni. E infatti a Bologna il no è passato al 93%, a Ivrea ha vinto 240 contro 106, a Roma 181 contro 23. Una vera debacle, che ha reso ancora più tesi i rapporti con le segreterie. (...)
Il giuslavorista Tiraboschi sul Corriere della Sera:
(...) «Nei call center Vodafone sono tutti assunti e l'azienda utilizza i part-time come elemento di flessibilità. E adesso che sta trasferendo una parte dei dipendenti in un' altra società specializzata con il mantenimento dei contratti a tempo indeterminato c' è stata una sollevazione. Ma questo è un esempio di buona flessibilità».
Servizio del Tg3:
"La vita in diretta" su Raidue; prima e seconda parte.
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sabato 20 ottobre 2007
giovedì 11 ottobre 2007
"L'inutile prova di forza del sindacato"
Scende in campo Pier Luigi Celli, ex direttore generale di Omnitel, con un articolo sul Corriere della Sera di ieri. Un brano dell'articolo:
"E' evidente che nessuno affronta a cuor leggero inversioni di strategia o amputazioni del proprio corpo aziendale. Non lo fanno i dipendenti, legati anche emozionalmente ad un organismo che ha espresso, nel tempo, modelli relazionali esemplari e che, comunque, è parte rilevante del proprio futuro. Non lo fa l'azienda che ha la responsabilità di garantire, comunque, un futuro a tutti, in un mercato molto più complesso di un tempo e senza devozioni per cause anche nobili. Senza entrare nel merito spicciolo del contrasto, quello che sembra emergere è la tentazione di fare del caso un momento esemplare di prova di forza, per perimetrare i territori su cui esercitare una sovranità ormai discutibile. Mi soffermerei su due elementi. Il primo, fa riferimento ad una sorta di abito mentale della rappresentanza, peraltro legittima, degli interessi dei lavoratori, che però ruota intorno al concetto che "ciò che è stato non può che continuare a essere dovuto", non solo nella sostanza, ma anche nella forma. E anzi, la forma diventa la cartina di tornasole della tutela dei diritti maturati. Il secondo elemento ruota intorno al tema delle garanzie. E' una vecchia abitudine sindacale giocare la partita finale delle negoziazioni intorno allo schema delle garanzie. E, per tanti versi, lo si può comprendere. Forse, però, è anche arrivato il tempo di riflettere che il mondo della sicurezza a tutti i costi sta portando, anche ai lavoratori più danni, in prospettiva, che vere e proprie garanzie. Non si può, in un mondo che diventa precario per tutti, avere la certezza che comunque ci sono settori in cui l' immobilità è legge, perché questa, alla lunga, rinforza la mentalità del tutto dovuto che non potrà più essere una filosofia aziendale."
"E' evidente che nessuno affronta a cuor leggero inversioni di strategia o amputazioni del proprio corpo aziendale. Non lo fanno i dipendenti, legati anche emozionalmente ad un organismo che ha espresso, nel tempo, modelli relazionali esemplari e che, comunque, è parte rilevante del proprio futuro. Non lo fa l'azienda che ha la responsabilità di garantire, comunque, un futuro a tutti, in un mercato molto più complesso di un tempo e senza devozioni per cause anche nobili. Senza entrare nel merito spicciolo del contrasto, quello che sembra emergere è la tentazione di fare del caso un momento esemplare di prova di forza, per perimetrare i territori su cui esercitare una sovranità ormai discutibile. Mi soffermerei su due elementi. Il primo, fa riferimento ad una sorta di abito mentale della rappresentanza, peraltro legittima, degli interessi dei lavoratori, che però ruota intorno al concetto che "ciò che è stato non può che continuare a essere dovuto", non solo nella sostanza, ma anche nella forma. E anzi, la forma diventa la cartina di tornasole della tutela dei diritti maturati. Il secondo elemento ruota intorno al tema delle garanzie. E' una vecchia abitudine sindacale giocare la partita finale delle negoziazioni intorno allo schema delle garanzie. E, per tanti versi, lo si può comprendere. Forse, però, è anche arrivato il tempo di riflettere che il mondo della sicurezza a tutti i costi sta portando, anche ai lavoratori più danni, in prospettiva, che vere e proprie garanzie. Non si può, in un mondo che diventa precario per tutti, avere la certezza che comunque ci sono settori in cui l' immobilità è legge, perché questa, alla lunga, rinforza la mentalità del tutto dovuto che non potrà più essere una filosofia aziendale."
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